Dalla notte all’alba: uscire dalla rassegnazione per realizzare il nostro sogno

Un nuovo mondo è possibile e lo è perché possiamo immaginarlo e concretizzarlo partendo dalla condivisione di un “sogno” comune.

L’adattamento è un meccanismo che consente alla persona di modificare da un lato il proprio comportamento e dall’altro il proprio stato emotivo al fine di garantire la propria sopravvivenza. Nelle situazioni di sofferenza, assistiamo a diversi stadi psicologici: innanzitutto vi è il tentativo di sfuggire alla situazione che crea sofferenza, poi quello di modificarla e quindi, mediante l’adattamento, sviluppiamola capacità di sopportazione, con l’abitudine, con la rassegnazione e con la speranza. Questi meccanismi vanno considerati come meccanismi protettivi perché consentono all’essere umano di interagire in maniera non autodistruttiva con le circostanze esterne anche se fortemente avverse. Nei secoli essi hanno consentito la sopravvivenza fisica e psicologica sia ad intere popolazioni che a singoli individui, si pensi, ad esempio, alle condizioni di schiavitù o di prigionia. 

Come in molti meccanismi psicologici, ci troviamo di fronte a situazioni di ambivalenza perché se da un lato ci proteggono dall’altro possono indurre il persistere della situazione che genera la condizione di sofferenza.

Fortunatamente l’essere umano accanto alla componente emotiva ha quella razionale che utilizza strumenti cognitivi, diversi da quelli emotivi, tra cui la capacità di analizzare razionalmente una situazione, di ipotizzarne le possibili evoluzioni future e di pianificare il comportamento in maniera funzionale agli obiettivi che ci si propone.

Nell’attuale periodo storico ci troviamo indiscutibilmente in uno stato di sofferenza sociale generalizzata dovuta a quella che viene vissuta come una crisi mondiale inevitabile, anche se sulla sua reale natura ed origine ancora oggi si discute. In questa situazione che tanti drammi umani e economiciha creato, seminando “lacrime e sangue” tra la gente e tra l’altrospogliando la “classe media”,appare evidente il disegno dei detentori del grande potere economico-finaziariodi incrementare una dinamica che tenda a concentrare la ricchezza reale (che non è costituita dal denaro) nelle mani di pochi, con il conseguente risultato oggettivo di impoverire la popolazione a vantaggio di quella che potremmo definire l’èlite plutocratica. A sostegno di questo tentativo, che ormai è in fase avanzata, viene portata nei confronti delle vittime di questa situazione una narrazione che induce o un vissuto di colpevolizzazione (“avete vissuto al disopra delle vostre possibilità e quindi ora ne scontate le conseguenze”) oppure un’idea di assoluta ineluttabilità della situazione attuale mostrando come unica via di uscita quella che in realtà è una dinamica di impoverimento ed asservimento che vede un chiaro esempio nella condizione attuale del popolo greco.

Se torniamo a considerare gli aspetti psicologici, dobbiamo evidenziare come non tutti i componenti di una popolazione si trovano in una condizione di sincronizzazione emotiva , in altre parole il vissuto soggettivo, in un dato momento, è differente da una persona ad un’altra e questo impedisce una reazione efficace alla condizione di sofferenza. Storicamente, infatti, rileviamo come per uscire dalle crisi, che riguardano un’intera popolazione, è in genere necessaria la figura del leader che ha la funzione psicologica di sincronizzare il vissuto emotivo della popolazione prospettando una ipotesi del futuro fortemente desiderabile, accendendo la speranza di realizzarla ed indicando i comportamenti operativi funzionali all’obiettivo che ci si propone. Tutto questo nasce dal fatto che l’uomo per sua natura è un essere sociale e quindi ha la predisposizione ad operare collettivamente. I grandi cambiamenti sociali, nascono quindi da una condizione emotiva e da un canovaccio cognitivo condivisi.

In questo periodo storico dobbiamo prendere atto come, purtroppo, i modelli presentati dalla quasi totalità dei mass-media,  come vincenti e da emulareinducono invece aduna frammentazione sociale il cui elemento costitutivo di base viene ad essere la monade individuale, cioè la persona chiusa in un atteggiamento egoistico che vede nella competizione e non nella collaborazione la possibilità della propria realizzazione, questa persona isolata, sempre più sganciata dalle proprie radici e da una stabilità negli aspetti relazionali è immersa in un tessuto connettivo di distrazione di massa, secondo quanto ben esposto da Noam Chomsky, ed ha introiettato dentro di sé,  mediante la “cultura” in cui è vissuta, le idee e le convinzioni che la mantengono in una condizione di soggezione rispettoa questo modello culturale impostogli dal mainstreamasservito alla plutocrazia cioè, in termini meno eufemistici, lo mantengono in una condizione di moderna schiavitù.

Che fare quindi per rompere questa situazione di asservimento ed impoverimento materiale e spirituale in cui il nostro mondo sta, sempre più velocemente,  scivolando?

È stato detto che oggi ciò che manca non sono i politici bensì gli Statisti, intendendo con questo termine quei soggetti che per onestà percepita, per competenza e per autorevolezza possono guidare le nazioni verso un obiettivo condiviso, si pensi ad esempio alla figura di Winston Churchill, leader che tentò e realizzò, assieme al proprio Popolo, quello che all’inizio appariva impossibile.  L’attesa di un ipotetico leader, però non deve creare un alibi per procrastinare il momento di inizio di un processo di liberazione individuale e collettiva. Potrebbe accadere, infatti, che nell’attuale situazione questo ruolo non si concretizzi, almeno in una prima fase, in una singola persona come avveniva in passato, anche perché le attuali tecnologie consentono nuove modalità nella comunicazione tra le persone sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Questo ruolo, infatti, mediante le nuove possibilità offerte da internet e dai social potrebbe essere svolto dal realizzarsi di una serie di  fattori costituiti  dalla condivisione di un “sogno”, cioè dell’idea di una prospettiva futura fortemente coinvolgente da un punto di vista emozionale e da “leader secondari” il cui ruolo, amplificato dai social, potrebbe fungere da strumento di sincronizzazione emotiva e coordinamento comportamentale, dopo la preliminare reciproca sincronizzazione fra i medesimi leader secondari.

Ciò che farebbe la differenza sarebbero quindi, comunque, sempre le persone.

Un potere di cui occorre prendere ancora maggiore consapevolezza da parte dei cittadini è la forza che nasce dalla numerosità, dall’essere in tanti. Va considerato che la élite plutocratica, per quanto potente sia comunque costituita da un numero estremamente limitato di soggetti e, conseguentemente, per ottenere i propri scopi, ha bisogno di collaborazione da parte delle stesse persone costituenti la popolazione che intendetenere in condizione di soggezione. D’altro canto non sempre le persone sono immediatamente disponibili a liberarsi dal giogo, perché interviene la paura del nuovo e dell’incertezza del futuro che porta spesso l’oppresso a rassegnarsi ad una condizione non buona, ma almeno apparentemente certa e stabile.

Si crea, quindi, quello schema psicologico del rapporto di reciproca dipendenza tra la vittima echi lo sta vittimizzando. In altri termini l’oppressoretrae il proprio potere dal consenso dell’oppressoil quale invece di affrancarsi perpetua la sua situazione fino a giungere ad ergersi, egli stesso, a difensore del proprio oppressore e della propria condizione.

Si viene a creare pertanto una situazione omeostatica, cioè stabilizzata, nonostante la sua patologicità per modificare la quale occorre innanzitutto che l’oppresso prenda consapevolezza della propria condizione, comprenda che quello in cui vive non è l’unico mondo possibile ed accetti l’idea di sacrificare i piccoli benefici che derivano dal suo stato  di soggezione per giungere a tornare padrone della propria vita e del proprio destino. Tutto questo però non è sufficiente in quanto la dinamica emotiva legata alla paura del cambiamento richiede, per essere superata, uno sforzo psicologico che necessita di una forza psichica che, in genere, non è presente nell’oppresso rassegnato alla propria condizione. Questa forza psichica può, però essere apportata dall’esterno ed è qui che interviene il ruolo del “sogno” che agendo al livello emotivo è in grado, seadeguatamente coinvolgente e trascinante, di controbilanciare e superare la forte emozione della paura,analogamente a come l’intervento di una spinta appropriata può consentire ad un aeroplano di alzarsi dal suolo, vincendo la forza di gravità.

Una volta superato il muro della paura da parte degli individui che costituiscono la popolazione l’elemento che assume importanza nel rapporto fra i gruppi sociali (éliteplutocratica ed il resto della popolazione) viene ad essere per l’appunto la “numerosità” che, pur traendo il proprio potere primario dalla forza intesa nel senso fisico del termine, diviene nella concezione democratica fonte di diritto in quanto la maggioranza, sia pur con alcuni limiti etici e senza scadere in una visione semplicistica, è legittimata a prendere le decisioni ed a scrivere o a riscrivere le regole.

In questa fase di riorganizzazione della società torna ad assumere centralità l’etica e quelli che in passato venivano definiti, e del resto rimangono, “valori spirituali” che il lungimirante Adriano Olivetti identificava innanzitutto con  l’Amore, la Verità, la Giustizia e la Bellezza e che riteneva potessero esserecollettivamente vissuti e concretizzati mediante gli strumenti della  Politica, dell’Economia e della Cultura.

Un nuovo mondo quindi è immaginabile, un mondo già delineato nel 1948 nella nostra Costituzione. Un mondo in cui questi valori tornino a essere faro di riferimento ed in cui la politica smetta di essere il cortiletto dei politicanti e torni ad essere il luogo dell’impegno onesto e competente per una società in cui le persone possano impegnarsi e realizzarsi, l’Economia torni ad essere quell’espressione dell’etica, della filosofia della prassi, orientata alla ricerca del bene comune e del rispetto e della concretizzazione della dignità e dei diritti fondamentali di ciascuna persona e la Cultura, affrancata dal tecnicismo, torni ad essere momento di alta espressione dell’intelligenza e punto di arrivo di una sforzo plurimillenario dell’umanità dei cui frutti tutti e ciascuno abbiamo diritto di godere. Un altro mondo, un nuovo mondo quindi è possibile e lo è perché possiamo immaginarlo e quindi concretizzarlo partendo dalla condivisione di un “sogno” comune.

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