Ciò che l’arresto di Assange significa per il giornalismo

di Glenn Greenwald (traduzione di Francesco Masala) – Dalla Bottega dei Barbieri di Daniele Barbieri –

Dopo l’arresto di Julian Assange il mese scorso, abbiamo avvertito che ciò rappresentava una grave escalation nella criminalizzazione del giornalismo da parte del governo degli Stati Uniti.

Ora, per la prima volta nella storia, un editore è stato accusato ai sensi dello Espionage Act per rivelare informazioni riservate. Ogni giornale o sito di notizie – inclusa The Intercept – è a rischio.

The Intercept è stata lanciata in parte come piattaforma per la pubblicazione delle rivelazioni non autorizzate della NSA (National Security Agency) da parte del whistleblower* Edward Snowden. L’accusa di ieri ad Assange è un attacco ai princìpi stessi della libertà di stampa con i quali siamo nati.

Ogni giorno siamo orgogliosi di scrivere, pubblicare, leggere e condividere il giornalismo investigativo feroce e contraddittorio sulla sicurezza nazionale e su altri argomenti. Lo facciamo perché crediamo che questa informazione debba essere pubblica per tenere sotto controllo il governo e i potenti. Questi principi e la libertà di stampa sono direttamente sanciti dalla Costituzione.

Questa accusa colpisce il cuore del Primo Emendamento e gli ideali di una società democratica. E l’amministrazione Trump ha The Intercept nel mirino.

Il giornalismo non è spionaggio. Essere una fonte giornalistica non significa essere spie. E pubblicare informazioni che mettono a nudo la cattiva condotta del governo o i crimini di guerra non è spionaggio. Quando il giornalismo viene trattato come un crimine, siamo tutti in pericolo. L’accusa di Assange non è la fine della saga di WikiLeaks. È l’inizio di un grosso assalto alla libertà di stampa.

Non importa cosa pensi di Julian Assange o di altri whistleblowers. Ciò che importa è che tutti riconosciamo che si tratta di un attacco al nostro diritto fondamentale all’informazione su ciò che il governo degli Stati Uniti fa nel nostro nome e con i nostri dollari delle tasse. Questo è un momento senza precedenti, non solo legalmente, ma moralmente. È l’inizio della caccia del governo degli Stati Uniti ai giornalisti e della minaccia ai mezzi di comunicazione perché non si interessino della sicurezza nazionale.

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